Lavorare

Il lavoro in carcere dà diritto all'indennità di disoccupazione?

No, come da decisione del Tribunale federale del 22 gennaio 2019. Lavorare in un carcere non è un'attività lucrativa soggetta a contributi. Di conseguenza, una persona detenuta non soddisfa il periodo di contribuzione previsto dalla legge contro la disoccupazione.

Il ricorrente è stato in carcere dal febbraio 2013 al marzo 2017 e durante questo periodo ha lavorato in prigione, rispettivamente in un istituto di reclusione. Le persone che non hanno potuto completare il periodo di contribuzione a causa del soggiorno in un istituto svizzero per l’esecuzione delle pene d’arresto o d’educazione, hanno diritto a un massimo di 90 indennità giornaliere. Su questa base l’autorità competente ha aperto il periodo quadro per il pagamento di 90 indennità giornaliere nel marzo 2017. Il ricorrente ha chiesto l'estensione di tale termine a due anni, poiché aveva lavorato contro retribuzione in carcere.

Ha diritto all’indennità di disoccupazione chiunque entro il termine quadro di due anni ha svolto durante almeno 12 mesi un’occupazione soggetta a contribuzione. Questo è il caso quando il salariato è assicurato e tenuto a pagare i contributi per il reddito di un’attività dipendente giusta la legge federale sull'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS) ed è tenuto a versare i contributi. Questi presupposti non sono adempiti nel caso della retribuzione che il detenuto percepisce per il suo lavoro in carcere. Inoltre, le persone detenute devono essere considerate come persone che non esercitano un'attività lucrativa ai sensi della LAVS. Infine, lo stipendio di un detenuto non è pignorabile e non può quindi essere considerato un reddito regolare.

Ne consegue che il lavoro retribuito in carcere non è da considerarsi soggetto a contributi e, di conseguenza, non modifica il diritto massimo di 90 indennità giornaliere dopo un periodo di detenzione che ha reso impossibile adempiere il periodo di contribuzione.